Un percorso di mobilità europea promosso dalla Salus Konyha Egyesület, associazione capofila dell’iniziativa, ha coinvolto diciotto formatori ungheresi in un’esperienza di formazione realizzata in Italia con Marco Polo G.E.I.E. nel ruolo di partner ospitante e coordinatore delle attività sul territorio. L’iniziativa ha favorito lo scambio di competenze, buone pratiche e modelli di cooperazione europea, rafforzando il dialogo tra istituzioni formative, imprese e realtà locali.

Il programma si è svolto esattamente in Friuli Venezia Giulia, tra Grado, Cormons, Aquileia, San Vito al Tagliamento, Cervignano del Friuli, Fiumicello e Villa Vicentina, coinvolgendo territori diversi ma accomunati da una profonda relazione tra agricoltura, alimentazione, ambiente e identità locale.

Grado ha rappresentato la base logistica del gruppo, mentre le attività formative hanno permesso ai partecipanti di conoscere direttamente aziende agricole, realtà produttive e modelli organizzativi sviluppati nella pianura e nelle aree collinari friulane. Il percorso ha incluso anche la scoperta di Aquileia, antica città dell’Impero Romano e luogo di straordinario valore storico, archeologico e culturale.

Al centro dell’esperienza vi è stato il lavoro della Salus Konyha Egyesület, impegnata nello sviluppo di un modello che mette in relazione alimentazione consapevole, salute, sostenibilità e responsabilità sociale. La mobilità ha offerto all’associazione e ai formatori coinvolti nuove occasioni di confronto, utili a rafforzare e ampliare il progetto Salus Konyha anche nel contesto ungherese.

Attraverso visite, incontri e momenti di approfondimento, i partecipanti hanno potuto osservare come piccole realtà artigianali e agricole possano consolidare la propria presenza sul mercato mantenendo un forte legame con il territorio, la qualità delle materie prime e la fiducia dei consumatori.

Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra ricerca e marketing, inteso non come semplice promozione commerciale, ma come capacità di raccontare in modo trasparente il valore dei prodotti, la loro origine e il lavoro delle persone che li realizzano.

Il percorso ha approfondito anche la relazione tra uomo e natura, valorizzando pratiche rispettose del benessere animale, dei ritmi biologici della terra e della biodiversità. Sono stati presentati modelli agricoli orientati alla riduzione dell’impiego di sostanze chimiche e alla creazione di ecosistemi naturali attraverso stagni, boschi, siepi e spazi capaci di favorire la flora e la fauna locali.

Il confronto tra tradizione e innovazione ha rappresentato un ulteriore elemento centrale dell’esperienza. Le competenze maturate nel tempo dalle generazioni precedenti possono infatti dialogare con nuove tecnologie, metodologie produttive e modelli organizzativi, contribuendo al rinnovamento della ristorazione e dell’agricoltura senza disperdere il patrimonio culturale e professionale dei territori.

La fiducia tra azienda e consumatore è stata analizzata attraverso esperienze fondate sulla tracciabilità, sulla vendita diretta e sulla costruzione di reti solidali. Modelli che, sviluppatisi anche durante l’emergenza sanitaria, hanno dimostrato l’importanza delle relazioni di prossimità e della capacità delle comunità locali di sostenere le proprie produzioni.

Dalle attività svolte sono emerse prospettive concrete per la definizione di linee guida regionali, sistemi di tracciabilità e criteri condivisi per il riconoscimento della qualità. Il programma ha inoltre favorito una riflessione sull’adozione di packaging ecologici e sullo sviluppo di modelli aziendali a ridotto impatto ambientale per il settore della ristorazione.

Un’attenzione specifica è stata riservata alla cultura della salute, attraverso la conoscenza di alimenti nutraceutici, altamente digeribili e sviluppati per contribuire al benessere dell’organismo. Allo stesso tempo, il recupero di sementi antiche, come il farro monococco, e la coltivazione di vitigni maggiormente resistenti alle malattie hanno mostrato come la salvaguardia della biodiversità possa diventare parte integrante di una strategia di sviluppo territoriale.

La valorizzazione dei mercati ittici e ortofrutticoli della bassa pianura friulana ha infine evidenziato il ruolo delle filiere corte e dei prodotti a chilometro zero nel sostenere le imprese locali, ridurre l’impatto ambientale e rafforzare il rapporto tra produttori, ristoratori e consumatori.

L’esperienza ha consolidato la collaborazione tra Salus Konyha Egyesület e Marco Polo G.E.I.E., trasformando il dialogo tra Italia e Ungheria in un percorso concreto di formazione, scambio di competenze e sviluppo condiviso.

Attraverso il coordinamento dei partner e la valorizzazione delle esperienze territoriali, Marco Polo G.E.I.E. continua a rendere operativa la cooperazione europea, creando relazioni capaci di generare opportunità durature per le persone, le organizzazioni e le comunità coinvolte.