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Olio istriano tra i migliori 15 al mondo
secondo la guida “L’extravergine”

di Stefano Cosma/Luigi Russolo

In Istria l'olivo si coltiva da sempre. Già i Romani consideravano l'olio istriano un prodotto di qualità. Negli ultimi 20 anni l'olivicoltura è rinata grazie agli investimenti delle istituzioni. Per il quinto anno consecutivo la guida “L’extravergine” lo ha inserito fra i migliori 15 del mondo

 

olioL’olivo, uno degli alberi più longevi e uno dei simboli del Mediterraneo, in Istria si coltiva da sempre. L’olio d’oliva istriano era, infatti, apprezzato fin dai tempi degli antichi Romani che lo consideravano un prodotto di alta qualità.

Una tradizione che si è conservata nei secoli tanto che ancora oggi l’olio istriano è universalmente riconosciuto per la sua bontà e per il quinto anno consecutivo la guida “L’extravergine” lo ha inserito fra i migliori 15 del mondo. Si contraddistingue per un sapore leggermente amarognolo e per un profumo intenso, che lo rendono un condimento ideale per i piatti più raffinati.

Lo hanno potuto sperimentare ed apprezzare a metà luglio i fortunati invitati all’evento organizzato per presentare le novità dell’olio “Mate”, prodotto dalla Agrofin della famiglia Vekic. A Zambrattia (Salvore), fra l’oliveto e il frantoio, a qualche centinaio di metri dal mare, gli ospiti hanno avuto un assaggio dei prodotti di qualità che l’Istria croata sta valorizzando anche a fini turistici. Dal pesce agli altri frutti del mare, dal prosciutto alla carne del bue istriano, dai formaggi ad alcune pietanze della cucina locale. Tutte condite con l’olio “Mate” ottenuto da varietà toscane piantate una decina di anni or sono: Frantoio, Leccino e Pendolino.

Alla vigilia del concerto dei tre Presidenti, diretto da Muti a Trieste - al quale molti si sarebbero rincontrati - è stata la convivialità a riunire Italia e Croazia. A Zambrattia erano presenti Ivan “Nino” Jakovcic, presidente della Regione istriana, il suo collega del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo e l’ex governatore Riccardo Illy. L’occasione offerta dai prodotti agroalimentari istriani, accomunati dal condimento con l’ottimo olio d’oliva “Mate”, ha riunito non solo i vertici politici delle due regioni ma anche rappresentanti del mondo imprenditoriale, della comunicazione, della gastronomia e del jet set giuliano: dallo chef Emanuele Scarello (leader dei Jeunes restaurateur d’Europe) alla famiglia Cingale del “Paradiso” di Pocenia, da Enzo De Prà (stella Michelin) a Rossana Bettini, dal vignaiolo produttore di bollicine Persuric a Tito Rocco (figlio del “paron” Nereo).

In Istria, come in Friuli Venezia Giulia, l’olivicoltura è rinata grazie al costante impegno delle istituzioni che negli ultimi vent’anni hanno investito aiutando gli agricoltori a impiantare migliaia di giovani olivi. Oggi, come ha spiegato Aleksandra Vekic che ha preso in mano le redini dell’azienda, sostituendo l’anziano padre Mate, ai quasi 30mila olivi in produzione dai quali nascono “Timbro istriano” (da olive Frantoio) e “Trasparenza marina” (Leccino e Pendolino), si affiancheranno altre piante della cultivar autoctona Bianchera. A seguire questa operazione è Giorgio Clai, produttore di vini e di olio d’oliva in quel di Crassiza (Buie).

Come scriveva Benussi nel suo “Manuale di geografia dell’Istria”, la coltura dell’olivo nel 1877 occupava ben 8.334 ettari e «alligna non solo alle spiagge, ma ben anco in tutti i siti dell’interno riparati dai venti boreali». L’impegno della famiglia di Mate Vekic, unito alla politica della Regione Istriana, sta ripopolando l’Istria di nuovi oliveti accanto a quelli antichi e pittoreschi e accrescendo la qualità dell’olio di oliva.

Lo stesso articolo è apparso sulla Rivista “Italia a Tavola” del 22/09/2010

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